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Anatocismo e verifiche usura. Sentenza del 21.05.2014 del Tribunale di Torino

Il Tribunale di Torino sancisce il principio per cui, in sede di verifiche ex legge n.108/1996, i numeri debitori non vanno depurati dell’effetto dell’anatocismo.

 

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TRIBUNALE DI TORINO – SEZ. SESTA CIVILE

SENTENZA N.3783 DEL 21 MAGGIO 2014

 

Con sentenza del 21 maggio 2014 – pronunciata ex art. 281-sexies c.p.c. – la sezione sesta del Tribunale di Torino, chiamata ad esprimersi su una molteplicità di aspetti dei classici giudizi di ripetizione di indebito promossi dai correntisti nei confronti degli istituti di credito, ha sancito – tra gli altri – il principio in virtù del quale, in sede di verifiche antiusura ex legge n.108/1996, i numeri debitori trimestrali non vanno rettificati onde depurarli dell’effetto dell’anatocismo.

 

La conclusione, benché debba essere condivisa, è costruita su una serie di argomentazioni che non possono non sollevare rilevanti dubbi.

 

Il giudicante, difatti, fa discendere l’inopportunità di rettificare i numeri debitori dalla legittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi, trattandosi di un rapporto sorto successivamente all’entrata in vigore della delibera CICR del 9 febbraio 2000 alle cui prescrizioni la banca sembrerebbe essersi adeguata.

 

In particolare, il giudice piemontese – richiamando quale precedente conforme la sentenza n.2883/2012 dello stesso Tribunale – ritiene che la legittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi (e non l’anatocismo in sé) determinerebbe il mutamento della natura giuridica degli interessi: “mediante tale capitalizzazione, il debito da interesse passivo viene conglobato nel capitale, così mutando di regime giuridico, da obbligazione accessoria d’interessi a obbligazione principale per sorta capitale”. Da ciò deriverebbe che “l’assorbimento dell’interesse passivo nel capitale esclude la computabilità dello stesso fra le voci di costo periodico del finanziamento per il periodo successivo all’intervenuta capitalizzazione, appunto perché, una volta capitalizzato, l’interesse non è più tale e, stante il suo conglobamento nel denominatore, non può più essere da questo espunto”.

 

In definitiva e in maniera estremamente chiara, il magistrato afferma che “avuto riguardo alla formula di computo del TEG, sostenere che nel calcolo del tasso soglia occorra depurare il capitale dell’effetto della capitalizzazione degli interessi è incongruo”.

 

La posizione assunta dal Tribunale piemontese, sebbene chiara, solleva non pochi dubbi.

 

Anzitutto, ancorare l’inopportunità di rettifica dei numeri debitori alla legittimità della capitalizzazione trimestrale delle competenze fa sorgere inevitabilmente un interrogativo: laddove la capitalizzazione trimestrale delle competenze sia considerata illegittima – vuoi perché trattasi di rapporto antecedente all’entrata in vigore della mentovata delibera CICR, vuoi perché la relativa clausola non risulti approvata dal correntista ovvero non rispetti il principio di reciprocità – ai fini delle verifiche ex legge n.108/1996 i numeri debitori andranno rettificati onde depurarli dell’effetto, illegittimo, dell’anatocismo?

 

Inoltre, sebbene trattasi di questione diversa, l’argomentata mutazione della natura giuridica degli interessi trimestrali – che all’atto dell’addebito diventerebbero, secondo il giudice torinese, sorta capitale da restituire alla banca – pone rilevanti problemi per l’applicazione dei principi sanciti dalla Corte di Cassazione con la oramai nota sentenza n.24418/2010 in tema di prescrizione del diritto di ripetizione ex art.2033 c.c., principi basati sull’art.1194 c.c. che si regge proprio su quella distinzione – tra interessi e sorta capitale – che, alla luce della sentenza in commento, verrebbe meno dal momento dell’addebito in conto delle competenze trimestrali.

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