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Applicazione delle Istruzioni Bankit nella determinazione del T.E.G. praticato

La Corte di Appello di Torino chiarisce che le Istruzioni della Banca d'Italia non hanno alcuna efficacia precettiva nell'accertamento del TEG applicato al singolo rapporto.

 

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CORTE DI APPELLO DI TORINO

SEZIONE PRIMA CIVILE

SENTENZA DEL 20 DICEMBRE 2013

 

La Corte di Appello di Torino, inserendosi nell’acceso dibattito sulla rilevanza delle istruzioni della Banca di Italia ai fini della verifica della legittimità dei tassi di interesse in concreto praticati dalle banche nell’ambito di specifici rapporti di finanziamento, con sentenza del 20 dicembre 2013 afferma il principio in virtù del quale le istruzioni Bankit sarebbero predisposte al solo fine di fornire agli istituti di credito, obbligati a rilevare trimestralmente i TEGM praticati per categorie di operazioni omogenee, una linea operativa da seguire onde operare la prefata rilevazione.

 

La Corte, difatti, afferma testualmente: “Per chiarezza, va innanzitutto evidenziato che le Istruzioni della Banca d’Italia, di cui si discute nella presente causa, non sono dettate al fine di indicare in generale come debba essere conteggiato il TEG, ossia il tasso effettivo globale applicato dalla banca sulla singola operazione con il cliente, ma sono rivolte alle banche e agli operatori finanziari per rilevare il TEGM, ossia il tasso effettivo globale medio applicato per operazioni omogenee in un determinato periodo, sulla base del quale il competente Ministero dell’Economia e delle Finanze emana trimestralmente un decreto nel quale indica appunto il TEGM e il conseguente tasso soglia ai fini dell’usura”. 

 

Da ciò consegue che le dette istruzioni non assumerebbero alcuna valenza laddove occorra procedere alla determinazione del TEG in concreto praticato da un istituto di credito nell’ambito di un rapporto di finanziamento. La Corte, difatti, in un altro importante “passaggio” della sentenza chiarisce che “è evidente pertanto che le suddette Istruzioni della Banca d’Italia non abbiano alcuna efficacia precettiva nei confronti del Giudice nell’ambito del suo accertamento del TEG applicato alla singola operazione”.

 

In merito, inoltre, al rapporto/contrasto tra le istruzioni Bankit ed il disposto di cui all’art.644 c.p., il Collegio chiarisce che le richiamate istruzioni rappresentano “disposizioni certo non suscettibili di derogare alla legge ed in particolare la prescrizione di cui all’art.644 c.p. in materia di componenti da considerarsi al fine della determinazione del tasso effettivo globale praticato”. Pertanto, “il TEG applicato alla singola operazione va accertato dal Giudice unicamente sulla base dell’art.644 c.p. che prevede che << per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito >> e, ove presenti, di eventuali disposizioni di legge aventi pari forza”.

 

La tesi sostenuta dalla Corte, pertanto, finisce per negare l’imprescindibilità del “principio di omogeneità di calcolo” che secondo parte della giurisprudenza e della dottrina deve sempre essere rispettato laddove si confronti il TEG di uno specifico rapporto con i “tassi soglia” (tassi che discendono dai TEGM rilevati periodicamente dagli istituti di credito facendo applicazione delle istruzioni Bankit).

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