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Calcolo del T.E.G. e verifiche antiusura. Sentenza del tribunale di Milano

Il Tribunale di Milano ha chiarito che, ai fini delle verifiche antiusura, bisogna far riferimento alle metodologie di calcolo del T.E.G. indicate dalla Banca di Italia.

 

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TRIBUNALE DI MILANO – SEZ. SESTA CIVILE

SENTENZA N.7234 DEL 03 GIUGNO 2014

 

Con sentenza del 3 giugno 2014 – pronunciata ex art. 281-sexies c.p.c. – la sezione sesta del Tribunale di Milano ha chiarito – conformemente a taluni orientamenti giurisprudenziali – che ai fini delle verifiche da eseguirsi ex legge n.108/1996 nell’ambito di rapporti bancari, non è possibile fare riferimento a metodologie di calcolo del T.E.G. differenti da quella indicata dalla Banca di Italia. Secondo il Tribunale lombardo, difatti, il raffronto tra il T.E.G. di uno specifico rapporto, determinato disapplicando le istruzioni Bankit, e il “tasso soglia” non rispetterebbe l’ineludibile principio della comparazione di dati omogenei.

Peraltro, il giudice milanese ha precisato che “dette istruzioni, oltre a rispondere alla elementare esigenza logica e metodologica di avere a disposizione dati omogenei al fine di poterli raffrontare, hanno anche natura di norme tecniche autorizzate”.

Difatti, da un lato “l’attribuzione della rilevazione dei tassi effettivi globali alla Banca d’Italia è stata via via disposta dai vari D.M. annuali che si sono succeduti a partire dal D.M. 23.09.1996 per la classificazione in categorie omogenee delle operazioni finanziarie”, dall’altro, “i D.M. trimestrali con i quali sono resi pubblici i dati rilevati, all’art.3 hanno sempre disposto, a partire dal primo D.M. 22.03.1997, che le banche e gli intermediari finanziari, al fine di verificare il rispetto del tasso soglia, si attengono ai criteri di calcolo indicati nelle istruzioni emanate dalla Banca d’Italia”.

In merito alla formula all’uopo predisposta dalla Banca d’Italia, il magistrato ha peraltro chiarito che “il legislatore secondario ha così fornito, ove ritenuto necessario, una chiara indicazione all’organo tecnico per assicurare la conformità a legge delle Istruzioni in parola, senza invece disporre alcunché in ordine alla formula già adottata dalla Banca d’Italia per il calcolo del TEG”.

 

In definitiva, dissipando ogni dubbio, il Tribunale milanese ritiene che “ferma restando la natura tecnica delle Istruzioni in parola, è innegabile che esse siano autorizzate dalla normativa regolamentare e siano necessarie al fine di dare uniforme attuazione al disposto della norma primaria di cui all’art.644, quarto comma c.p... La questione del computo nel TEG delle commissioni, remunerazioni e spese collegate all’erogazione del credito richiede necessariamente l’esercizio di discrezionalità tecnica per la definizione della relativa formula matematica e a tal fine la scelta operata dalla Banca d’Italia appare del tutto congrua e ragionevole, nell’ambito della ricordata discrezionalità”.

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