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Due sentenze della Cassazione sul tema della prescrizione

Con due sentenze gemelle del 30 ottobre 2018, la prima sezione civile della Corte di Cassazione è tornata ad esprimersi sul tema della prescrizione del diritto di ripetizione.

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Con due sentenze (quasi) gemelle del 30 ottobre scorso – la n.27704 e la n.27705 – la prima sezione civile della Corte di Cassazione (relatore dr.ssa. Nazzicone) è tornata ad esprimersi sulla delicata questione – in tema di prescrizione del diritto di ripetizione – concernente l’onere di provare la natura ripristinatoria, ovvero solutoria, delle rimesse eseguite antecedentemente al decennio precedente la prima richiesta restitutoria.

La Corte, preliminarmente, ha ribadito quanto già espresso con la sentenza n.12977/2018 (sempre della prima sezione), ovverosia che in assenza di apertura di credito qualsiasi rimessa assume, necessariamente, carattere solutorio, con conseguente prescrizione del diritto alla sua ripetizione.

I giudici ermellini, poi, hanno chiarito che mentre la banca, ai fini della validità dell’eccezione di prescrizione, “ha l’onere di allegare l’inerzia, il tempo del pagamento ed il tipo di prescrizione invocata”, incombe sul correntista l’onere di “provare il fatto modificativo, consistente nell’esistenza di un contratto di apertura di credito, che qualifichi quei versamenti come mero ripristino della disponibilità accordata”.

La Corte, in sintesi, ha, con tale pronuncia, ribadito la validità del principio già espresso con la sentenza n.4518 del 26.02.2014 – secondo cui “i versamenti eseguiti su conto corrente, in corso di rapporto hanno normalmente funzione ripristinatoria della provvista e non determinano uno spostamento patrimoniale dal solvens all’accipiens”, atteso che “tale funzione corrisponde allo schema causale tipico del contratto” – circoscrivendone l’ambito di applicazione ai conti sui quali risulti regolata un’apertura di credito.

In ogni caso, mediante la sentenza n.27705, la Corte ha chiarito che non è sufficiente – onde provare l’esistenza dell’apertura di credito – limitarsi “al generico riferimento a saldi negativi ed agli addebiti nell’estratto conto per la causale “spese gestione fido” e “revisione fido””.

Non può comunque non segnalarsi che, con provvedimento del 18.06.2018 – depositato in cancelleria il 30.10.2018 – la medesima prima sezione civile della Corte di legittimità ha invocato l’intervento delle Sezioni Unite proprio affinché chiariscano su chi – banca o correntista – incombe l’onere di provare la natura ripristinatoria, ovvero solutoria, delle rimesse.

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