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Il Tribunale di Torino sulle eccezioni riguardanti i contratti di mutuo

Il Tribunale di Torino ha chiarito la propria posizione con riguardo alle principali eccezioni formulate in i giudizi che vertono sui contratti di mutuo.

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Con una pronuncia molto ben argomentata, il Tribunale di Torino – nella persona del dr. Astuni – ha chiarito la propria posizione con riguardo alle principali eccezioni usualmente formulate nell’ambito dei giudizi che vertono sui contratti bancari di mutuo.

La prima parte della sentenza si incentra sull’eccepita usurarietà del contratto.

In primo luogo, il dr. Astuni, rilevata l’infondatezza – ai fini della verifica di usurarietà del rapporto – del saggio determinato sommando il tasso di natura corrispettiva a quello di mora, ha parimenti rilevato l’infondatezza giuridica del cosiddetto TEMO, tale essendo definito – da alcuni consulenti di parte – il saggio determinato rapportando gli interessi di mora alla sola quota capitale ricompresa nella rata insoluta. Secondo il Magistrato, non è possibile fare la verifica del TEG della singola rata, trattandosi di verifica contraria alla normativa di settore, secondo cui il TEG – che alla luce di quanto previsto dalle istruzioni della Banca d’Italia è misurato, nei rapporti di mutuo, dal TAEG – esprime l’onerosità complessiva del rapporto e giammai di una singola rata.

Peraltro, per il rispetto del principio di omogeneità, non è possibile determinare il TEG di un rapporto facendo applicazione di una metodologia di computo differente da quella indicata dalla Banca d’Italia.

Inoltre, secondo quanto chiarito dal Giudice, la verifica della legittimità di un contratto alla normativa sull’usura non può avvenire per “tassi semplici” – tali essendo il tasso nominale ed il tasso di mora – bensì determinando il TEG complessivo del rapporto. Conseguentemente, l’eventuale superamento – da parte del tasso di mora – della soglia di usura non determina “ipso jure l’usurarietà del contratto”.

Ulteriore eccezione affrontata dal Magistrato riguarda l’accertata sottostima del TAEG indicato in contratto. Secondo il Giudice, tale “vizio” determina la nullità della clausola interessi per i soli rapporti di credito al consumo ma non anche per i contratti di mutuo.

Inoltre, la mancata indicazione del TAE risulta irrilevante dal momento che “il maggior tasso effettivo dell’operazione creditizia trova espressione satisfattiva ed esaustiva nel TAEG”.

Ancora, l’applicazione del regime composto degli interessi che sottende al calcolo della rata non determina alcun fenomeno anatocistico, atteso che gli interessi risultano sempre determinati sul debito residuo per sorta capitale.

In ultimo, il Magistrato ha chiarito che l’assenza del piano di ammortamento del prestito non comporta alcun vizio di indeterminatezza nella misura in cui in contratto risultino specificati tutti i parametri per la sua elaborazione.

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