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Il valore probatorio del saldo iniziale a debito del correntista

La Corte di Cassazione si esprime sul valore probatorio da riconoscere al saldo debitore iniziale risultante dal primo estratto conto versato in atti.

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 CORTE DI CASSAZIONE – SEZ. PRIMA CIVILE

 SENTENZA N.9201 DEL 7 MAGGIO 2015

 

Con sentenza n.9201 del 07.05.2015, la Corte di Cassazione ha provato a fare luce su una questione ancora controversa nei classici giudizi tra istituti di credito e correntisti: il valore probatorio da riconoscere al saldo debitore iniziale risultante dal primo estratto conto versato in atti.

Il Supremo Collegio, in particolare, dovendosi esprimere con riguardo ad un giudizio intentato dal correntista per accertamento negativo del credito (con conseguente domanda di ripetizione ex art.2033 c.c.) nel quale la banca si è costituita spiegando domanda riconvenzionale, ha stabilito che “qualora l’attore proponga domanda di accertamento negativo del credito risultante dal saldo passivo di un rapporto di conto corrente bancario, nonché di ripetizione dell’indebito relativamente agli interessi pagati in eccedenza rispetto al dovuto e l’istituto di credito non si limiti a chiedere il rigetto della pretesa avversaria, ma proponga domanda riconvenzionale per conseguire il credito negativo dalla controparte, ambedue le parti hanno l’onere di provare le rispettive contrapposte pretese. [….] Ne segue che la banca deve dimostrare l’entità del proprio credito mediante la produzione degli estratti conto a partire dall’apertura del conto, e ove ne manchi la completa documentazione, a partire da c.d. saldo zero e del pari il correntista, pur agendo per l’accertamento negativo, dovrà fornire la prova della fondatezza della propria domanda, producendo l’estratto conto zero”.

Sulla base dei principi enunciati, la Cassazione ha ritenuto corretta la quantificazione del credito vantato dal correntista (a seguito dell’accertata illegittima applicazione, da parte della banca, di condizioni economiche non convenute) operata dal giudice di merito partendo dal saldo iniziale debitore, saldo che, secondo la Corte, correttamente non è stato ricondotto a zero, sebbene in atti non fossero stati prodotti gli estratti conto sin dall’origine del rapporto.

Sebbene i giudici ermellini si siano limitati all’enunciazione di principi di diritto non accompagnati da esemplificazioni numeriche che certamente avrebbero reso ancor più chiara l’applicazione degli stessi dal punto di vista contabile, deve ritenersi che la Corte abbia voluto stabilire che nei giudizi di tal specie (giudizi promossi dal correntista per ottenere la restituzione di competenze illegittimamente corrisposte alla banca che, di contro, si costituisce spiegando domanda riconvenzionale, giudizio in cui gli estratti versati in atti non decorrano dall’accensione del rapporto bensì partano con un saldo a debito del correntista), onde verificare la fondatezza delle domande di ciascuna parte, occorra operare due distinte – e del tutto alternative – ricostruzioni contabili: per accertare l’eventuale esistenza di un credito del correntista occorrerà ricostruire il rapporto partendo dal saldo debitore annotato sul primo estratto conto versato in atti; di contro, per valutare la fondatezza della domanda riconvenzionale della banca occorrerà rideterminare il saldo del conto operando, preliminarmente, l’azzeramento del saldo iniziale.

 

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