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La "clausola di salvaguardia" esclude l'usurarietà dei rapporti di mutuo

Il Tribunale di Napoli ha stabilito che la presenza della cosiddetta “clausola di salvaguardia” è sufficiente ad escludere - ab origine - l’usurarietà del mutuo.

 

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TRIBUNALE DI NAPOLI – SEZ. QUINTA BIS

ORDINANZA DEL 04 GIUGNO 2014

 

Con ordinanza del 27 maggio 2014, depositata in data 04.06.2014, la sezione quinta bis del Tribunale di Napoli – richiamando quale precedente conforme l’ordinanza del 28.01.2014 emessa dallo stesso Tribunale (ma in differente composizione) – ha stabilito che la presenza, nei contratti di mutuo, della cosiddetta “clausola di salvaguardia” è sufficiente ad escludere – ab origine – l’usurarietà del rapporto.

Sul punto si deve anzitutto chiarire che per “clausola di salvaguardia” deve intendersi quella dicitura – molto spesso rinvenibile nei contratti di mutuo in riferimento alla clausola degli interessi corrispettivi e/o moratori – mediante la quale la banca chiarisce che laddove il tasso di interesse dovesse superare la soglia di usura, al rapporto si applicherà il tasso massimo consentito dalla legge (cosiddetto “tasso soglia”).

La decisione del Tribunale napoletano, se da un lato attribuisce rilievo giuridico alla “clausola di salvaguardia” (aspetto non pacifico in dottrina), dall’altro non chiarisce in che relazione l’esistenza di detta clausola debba porsi nei confronti della realtà fattuale.

Sembra evidente che l’apposizione – nel contratto di mutuo – della “clausola di salvaguardia” non garantisce, di per sé, l’applicazione di un tasso inferiore alle soglie di usura medio tempore vigenti in sede di liquidazione degli interessi corrispettivi e/o moratori da parte della banca.

Pertanto, non può essere precluso il diritto di prova contraria da parte del mutuatario, laddove sia in grado di dimostrare che, nonostante la prefata clausola, l’istituto di credito abbia praticato tassi oltre soglia.

Del resto, l’eventuale adozione – da parte della banca – di un tasso di mora corrispondente, in termini nominali, al “tasso soglia” tempo per tempo vigente renderebbe certamente usuraio lo stesso tasso moratorio laddove si considerassero (così come andrebbe fatto) gli ulteriori oneri addebitati al mutuatario e connessi all’erogazione del finanziamento (costo della polizza assicurativa, spese incasso rata, etc.).

In tal senso, certamente più prudente sarebbe per la banca una “clausola di salvaguardia” che – nell’ipotesi in cui il tasso di interesse contrattuale superasse i limiti di legge – prevedesse l’automatica sostituzione del tasso convenuto con un tasso comunque inferiore al “tasso soglia” di periodo. In tal caso, difatti, il mutuatario non potrebbe sostenere l’automatico superamento dei limiti usurai per effetto degli ulteriori oneri posti a proprio carico, bensì dovrebbe dimostrare che l’incidenza degli oneri aggiuntivi renda oltre soglia il tasso sostitutivo.

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STUDIO VECCHI

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