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La clausola di salvaguardia non evita l’usurarietà del mutuo

Due recenti ordinanze hanno messo in discussione il principio sencondo il quale la“clausola di salvaguardia” vale ad escludere l’usurarietà originaria del rapporto di mutuo.

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Due recenti ordinanze emesse, rispettivamente, dal Tribunale di Bari il 27 novembre scorso e, ancor prima, il 6 luglio dal Tribunale di Asti hanno messo in discussione il principio, che oramai sembrava andarsi consolidando in giurisprudenza, secondo il quale la presenza della cosiddetta “clausola di salvaguardia” nei contratti di mutuo vale ad escludere l’usurarietà originaria del rapporto.

Il Tribunale di Bari ha chiarito che la “clausola di salvaguardia” non vale ad escludere l’usurarietà originaria del tasso convenuto dalle parti se, tenuto conto di tutti gli ulteriori oneri contrattualizzati – tra cui anche le spese assicurative e la penale di estinzione anticipata – il tasso di interesse risulti, “ab origine”, superiore al limite vigente all’epoca della sottoscrizione del contratto.

Le conclusioni cui giunge il magistrato barese partono, probabilmente, da una interpretazione restrittiva – ma corretta a parere di chi scrive – della “clausola di salvaguardia”, mediante la cui apposizione le parti (e in particolare la banca) intendono fissare il limite massimo al tasso di interesse (moratorio) nominale praticato dall’istituto mutuante, saggio che potrebbe comunque risultare usuraio per effetto dell’incidenza degli ulteriori oneri convenuti dalle parti.  

Condivisibile anche il principio sancito dal Tribunale di Asti, secondo il quale l’apposizione della “clausola di salvaguardia” serve unicamente ad escludere che, in corso di rapporto, la banca possa applicare un tasso oltre “soglia”. Di contro, la mentovata clausola non varrebbe a sanare il vizio di “usura originaria” nell’ipotesi in cui le parti convenissero un tasso di interesse che, all’epoca della sottoscrizione del contratto, risultasse oltre “soglia”.  Una differente interpretazione della “clausola di salvaguardia” renderebbe di fatto – e ingiustificatamente – inapplicabile l’art.1815 c.c.

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STUDIO VECCHI

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