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Legge n.108/1996 non applicabile agli interessi di mora

Il Tribunale di Milano, con ordinanza del 2 febbraio 2016, ritiene che “gli interessi di mora non possono integrare una fattispecie usuraria

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Con ordinanza del 2 febbraio 2016, il Tribunale di Milano – nella persona del dr. Claudio Antonio Tranquillo – ha ritenuto che “gli interessi di mora non possono integrare una fattispecie usuraria”.

La decisione in commento merita attenzione per le argomentazioni che hanno indotto il magistrato a non allinearsi alla giurisprudenza (anche di legittimità) dominante.

In primo luogo, il magistrato osserva che il tasso di mora legalmente previsto dall’art.2 d.lgs. n.231/2002 e relativo ai ritardi nei pagamenti nelle transazioni commerciali è risultato, in alcuni periodi, superiore ai saggi soglia. Pertanto, atteso che un saggio legalmente previsto non può essere usuraio, da ciò il giudice fa discendere che il tasso di mora non può soggiacere alla normativa sull’usura.

Alla medesima conclusione si giunge, secondo il magistrato, rilevando che la determinazione del TEGM – e quindi del tasso “soglia” – non tiene conto degli interessi di mora, per i quali, quindi, mancherebbe la rilevazione della soglia usuraia.

Il giudice, inoltre, osserva che interessi corrispettivi e moratori assolvono a funzioni – compensativa i primi e risarcitoria i secondi – del tutto differenti che non consentono una parità di trattamento. Pertanto, atteso che l’art.644 c.p. espressamente richiama il concetto di “corrispettività”, non sarebbe corretto assoggettare gli interessi di mora alla disciplina sull’usura ex legge n.108/1996.

Peraltro, “negare la sanzione della non debenza degli interessi in caso di interessi moratori usurari non significa lasciare il debitore in balia del creditore, atteso che permane la tutela di cui all’art.33 c. 2 lett. f) codice consumo, nonché la possibilità di riduzione a equità ex art. 1384 c.c. negli altri casi”.

In sintesi, il magistrato ritiene che l’art.1815 c.c. sia riferibile unicamente agli interessi di natura corrispettiva e che – differentemente da quanto sostenuto dalla Corte di Cassazione – gli interessi di mora non soggiacciano al vaglio di legittimità ex legge n.108/1996.

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