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Normativa antiusura e il ruolo della Banca d'Italia

Il tribunale di Milano si pronuncia sul ruolo della Banca d’Italia quale organo deputato ad integrare il quadro normativo disegnato dalla legge n.108/1996. 

Scarica la sentenza e leggi la nota di commento del dr. Vecchi

 TRIBUNALE DI MILANO – SEZ. SESTA CIVILE

 SENTENZA N.3586 DEL 19 MARZO 2015

Con la sentenza n.3586 del 19 marzo 2015 – pronunciata ex art. 281-sexies c.p.c. – la sezione sesta del tribunale di Milano è tornata su un argomento assai complesso e controverso: il ruolo della Banca d’Italia quale organo deputato ad integrare, dal punto di vista tecnico, il quadro normativo disegnato dalla legge n.108/1996 e, soprattutto, la portata delle note “istruzioni” all’uopo emanate dall’Istituto centrale. Tale ultimo aspetto resta il vero “campo di battaglia” sul quale si confrontano le difese dei correntisti, intenti ad affermare il principio secondo il quale le “istruzioni” sono rivolte unicamente alle banche ed alle altre istituzioni finanziarie ai fini della determinazione del TEGM dal quale discende il “tasso soglia” ma non trovano applicazione per il calcolo del TEG dello specifico rapporto oggetto di verifica, ed i legali degli istituti di credito, da sempre intenti a sostenere la necessità di determinare il TEG di uno specifico rapporto adottando la medesima metodologia di calcolo impiegata per la determinazione del TEGM e, quindi, del “tasso soglia”.

 

Il tribunale meneghino, mediante la complessa ed articolata sentenza in commento, assumendo una posizione non aderente alla giurisprudenza di legittimità (cfr. Cassazione, 262/2010; 28743/2010; 2683/2011), fa propria la tesi sostenuta dalle difese delle banche.

 

In primo luogo, il magistrato – pur ritenendo che le istruzioni ed i regolamenti Bankit non abbiano carattere di norma primaria – rammenta che la funzione regolamentare della Banca d’Italia trae il suo fondamento sia dall’art.2 della legge n.108/1996 – che attribuisce al Ministero del Tesoro, sentita la Banca d’Italia, il compito di rilevare il TEGM da cui discende il “tasso soglia” – sia dagli artt. 4 e 5 del TUB.

 

Peraltro, gli stessi D.M. trimestrali emanati ex legge n.108/1996 prevedono che le banche e gli intermediari finanziari, al fine di verificare il rispetto del tasso soglia, si attengano ai criteri di calcolo indicati nelle istruzioni emanate dalla Banca d’Italia.

 

Partendo da tale premessa, il giudice milanese afferma che “criteri di coerenza logica e metodologia, e quindi di equità giuridica, ancor più alla luce delle conseguenze civili e penali derivanti dal superamento del tasso soglia, impongono di accedere al confronto tra il TEG applicato dalla singola banca e il tasso soglia del periodo, utilizzando quella stessa metodologia di calcolo che Banca d’Italia, ufficializzata nelle Istruzioni, non solo impone alle banche di rispettare, ma che soprattutto essa stessa applica per rilevare il tasso medio effettivo globale da cui si ricava il dato di soglia. In altri termini può affermarsi che, se tale è la formula seguita dal Ministero del Tesoro/Banca d’Italia per rilevare trimestralmente il TEGM applicato dalle banche, tasso medio in relazione al quale è individuato il tasso soglia, tale deve essere la formula che conseguentemente deve essere utilizzata per accertare se di fatto la singola banca abbia rispettato o meno detta soglia nell’addebitare costi di credito nel singolo rapporto di conto corrente (sarebbe iniquo, oltre che scientificamente inattendibile, un confronto di due dati, ove il primo sia calcolato computando le voci di costo secondo una data metodologia, e il secondo sia calcolato, o computando voci di costo diverse o computando le stesse, ma secondo una metodologia diversa)”.

 

Sebbene in linea di principio l’assunto del magistrato sia pienamente condivisibile, atteso che del tutto illogico appare il confronto tra parametri determinati adottando una differente metodologia, non può condividersi la tesi – sostenuta dalla Banca d’Italia e condivisa dal giudice milanese – secondo la quale l’esclusione delle cms dal computo del TEG sino al 2009 risponda all’esigenza di contenere il livello dei “tassi soglia” a beneficio degli utenti bancari. Premesso che la mancata inclusione (per oltre 12 anni !!!) delle cms nel calcolo del TEG si pone, senza alcun dubbio, in netta contrapposizione con il dettato dell’art.644 c.p., trattandosi in ogni caso di oneri “collegati all’erogazione del credito”, alcun beneficio viene garantito all’utenza bancaria se da un lato si contiene il “tasso soglia” entro livelli più contenuti ma dall’altro si consente agli istituti di credito di pretendere il pagamento di commissioni che sfuggono al vaglio della normativa antiusura. La questione, come noto agli “addetti ai lavori”, non è di lana caprina, atteso che il superamento dei limiti usurai discende, nella maggioranza dei casi, proprio dall’addebito di rilevanti oneri a titolo di commissioni di massimo scoperto; quelle commissioni “irrilevanti” – secondo la Banca d’Italia – ai fini del calcolo del “tasso soglia”.

 

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