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Prescrizione del diritto di ripetizione delle competenze illegittime

Con sentenza n.4518 del 26.02.2014, la Suprema Corte si pronuncia sulla prescrizione del diritto di ripetizione delle competenze illegittimamente percepite dalle banche.

 

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 CORTE DI CASSAZIONE – SEZ. PRIMA CIVILE

 SENTENZA N.4518 DEL 26 FEBBRAIO 2014

 

Con sentenza n.4518 del 26.02.2014, la Corte di Cassazione, pronunciandosi – ancora una volta – sull’annosa quanto complessa questione della prescrizione del diritto di ripetizione delle competenze illegittimamente percepite dagli istituti di credito nell’ambito dei rapporti di conto corrente, ha affermato un importante principio di diritto.

 

La Suprema Corte, difatti, affermando che “i versamenti eseguiti su conto corrente in corso di rapporto hanno normalmente funzione ripristinatoria della provvista e non determinano uno spostamento patrimoniale dal solvens all’accipiens” e chiarendo che “tale funzione corrisponde allo schema causale tipico del contratto”, ha stabilito che “una diversa finalizzazione dei singoli versamenti (o di alcuni di essi) deve essere in concreto provata da parte di chi intende far decorrere la prescrizione dalle singole annotazioni”. In pratica, sembrerebbe che i giudici ermellini abbiano voluto sancire il principio della “presunzione della natura ripristinatoria delle rimesse”, principio in virtù del quale gli istituti di credito non possono eccepire l’intervenuta prescrizione del diritto di ripetizione dei correntisti – ex art.2033 c.c. – con formule di rito del tutto generiche, essendo onerati di provare la natura solutoria dei singoli versamenti che si assume essere non più ripetibili.

 

Il ragionamento della Corte discende dalla natura stessa del rapporto di conto corrente, il cui schema causale tipico risponderebbe alla funzione di messa a disposizione del correntista delle linee di credito concessegli.

 

Il ragionamento può essere condiviso nei limiti in cui si discorra di un rapporto di conto corrente sul quale insista una apertura di credito (contrattualizzata o anche solo informalmente concessa al cliente). Di contro, laddove si dovesse discorrere di un conto corrente di corrispondenza privo di apertura di credito, rapporto semmai occasionalmente andato “in rosso” e per importi comunque non ingenti, non potrebbe presumersi la natura ripristinatoria delle rimesse annotate in conto, rimesse che, di converso, assumerebbero tutte funzione solutoria (non sfugge a chi scrive che i rapporti di conto corrente operanti su base attiva difficilmente sono oggetto di azione di ripetizione ex art.2033 c.c.)

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