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Sentenza Cassazione n.21885 del 25.09.2013. Usura originaria e sopravvenuta

La sentenza sancisce l’irrilevanza della cosiddetta “usura sopravvenuta” nell’ambito dei rapporti di mutuo.

 

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CORTE DI CASSAZIONE – SEZ. PRIMA CIVILE

SENTENZA N.21885 DEL 25 SETTEMBRE 2013

 

La Corte di Cassazione, con sentenza n.21885 del 25 settembre 2013 ha chiarito che "i criteri fissati dalla legge 7 marzo 1996, n. 108 per la determinazione del carattere usurario degli interessi non trovano applicazione con riguardo alle pattuizioni anteriori all’entrata in vigore della stessa legge, come emerge dalla norma di interpretazione autentica contenuta nell'art. 1, primo comma, D.L. 29 dicembre 2000, n. 394 (conv., con modificazioni, nella legge 28 febbraio 2001, n. 24), norma riconosciuta non in contrasto con la Costituzione con sentenza n. 29 del 2002 della Corte Costituzionale"; ciò in quanto – come precisato dalla Corte – al fine di stabilire se il tasso d'interesse praticato superi il tasso soglia è necessario verificarne l'ammontare al momento della stipulazione del contratto e non al momento del pagamento.

 

Con la richiamata pronuncia la Cassazione ha, di fatto, disconosciuto il principio da essa stessa sancito con le sentenze n.602 e n.603 dell’11 gennaio 2013; pronunce mediante le quali, di contro, i giudici ermellini (tra l’altro sempre della prima sezione civile) avevano affermato che gli interessi maturati successivamente all’entrata in vigore della legge n.108/1996 nell’ambito di rapporti sorti prima della vigenza della stessa non potessero, in ogni caso, eccedere i “tassi soglia” medio tempore vigenti. Alla luce delle sentenze n.602 e 603, pertanto, il tasso di interesse convenuto dalle parti, laddove eccedente la soglia di usura, sarebbe stato sostituito – ex artt.1339 e 1419, secondo comma, c.c. – dal “tasso soglia”.

 

In pratica, la sentenza in esame – che peraltro ha ribadito la legittimità, nei rapporti di mutuo fondiario, della liquidazione di interessi di mora sugli interessi convenzionali rimasti insoluti – considerando rilevante unicamente il momento genetico della pattuizione del tasso d’interesse, ha sancito l’irrilevanza della cosiddetta “usura sopravvenuta” nell’ambito dei rapporti di mutuo.

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