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Sentenza Cassazione n.350 del 09.01.2013. Usura nei rapporti di mutuo

Un servizio delle "Iene" ha portato alla ribalta la sentenza n. 350 mediante la quale la Suprema Corte ha affrontato il tema dell'usura "originaria" nei rapporti di mutuo. 

 

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CORTE DI CASSAZIONE – I SEZ. CIVILE

SENTENZA N.350 DEL 9 GENNAIO 2013

Commento a cura del dr. Valentino Vecchi

 

La sentenza n.350 del 09.01.2013 emessa dalla I sezione civilEe della Corte di Cassazione statuisce il principio secondo il quale “ai fini dell’applicazione dell’art. 644 del codice penale e dell’art. 1815, secondo comma, del codice civile, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori”. La Suprema Corte, nel proprio percorso argomentativo, fa espresso richiamo sia alla sentenza della Corte Costituzionale n.29 del 25.02.2002 – secondo la quale “il riferimento, contenuto nell’art. 1, comma 1, del decreto-legge n. 394 del 2000, agli interessi a qualunque titolo convenuti rende plausibile - senza necessità di specifica motivazione - l’assunto secondo cui il tasso soglia riguarderebbe anche gli interessi moratori” – sia alla sentenza n.5324 del 4 aprile 2003 emessa dalla III sezione civile della stessa Corte di Cassazione; pronuncia in cui viene chiarito che “il tasso - soglia di cui alla citata legge n. 108-1996 riguarda anche gli interessi moratori”.

Sulla base dei richiamati principi, la Suprema Corte, chiamata ad esprimersi su di una vicenda avente ad oggetto la denunciata usurarietà di un rapporto di mutuo, ha concluso per l’accoglimento delle eccezioni del mutuatario, atteso che il tasso di interesse del finanziamento - determinato sommando al tasso di ammortamento convenuto all’epoca della sottoscrizione del contratto la maggiorazione prevista in caso di ritardato pagamento - eccedeva il “tasso soglia” vigente all’epoca della stipula del mutuo.

 Il principio sancito dalla Corte merita un attento approfondimento soprattutto per le conseguenze economiche che può determinare; conseguenze da valutarsi anche in termini di tenuta del sistema bancario italiano: in virtù del principio sancito dalla Cassazione, difatti, certamente numerosi sono i mutui concessi dalla banche negli ultimi decenni potenzialmente affetti da usurarietà originaria[1] e assoggettabili, di conseguenza, alla disciplina, di natura sanzionatoria, prevista dal secondo comma dell’art.1815 c.c., norma secondo la quale “se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. Accertata l’usurarietà originaria del rapporto di mutuo, pertanto, il finanziamento diviene – ex art.1815 c.c. – totalmente gratuito, determinando il diritto del mutuatario da un lato a pretendere la restituzione di tutti gli interessi già eventualmente corrisposti, dall’altro – per i finanziamenti ancora in ammortamento – a corrispondere alla banca la sola quota capitale in luogo dell’intera rata (con esclusione, quindi, degli interessi).

Compreso che gli effetti conseguenti alla pronuncia analizzata appaiono estremamente rilevanti dal punto di vista economico-sociale, è doveroso chiedersi se le conclusioni cui giunge la Suprema Corte possano essere condivise sic et sempliciter.

Preliminarmente, va immediatamente chiarito che il confronto, sì come prescritto dalla Cassazione, tra il “tasso soglia” rilevato periodicamente ai sensi della legge n.108 del 1996 e il tasso di interesse del mutuo ottenuto sommando la maggiorazione prevista in caso di mora al tasso convenuto per gli interessi di ammortamento non appare logico per motivazioni di natura tecnica. La Banca di Italia, al punto C4 (lettera d) delle "Istruzioni per la rilevazione dei tassi effettivi globali medi ai sensi della legge sull'usura" prescrive la non inclusione, nel calcolo del TEG, degli interessi di mora. Pertanto, il TEG rilevato dagli istituti di credito - la cui maggiorazione determina il "tasso soglia" - viene determinato senza includere gli interessi di mora. Di conseguenza, il raffronto tra il “tasso soglia” - non inclusivo degli interessi moratori – e il tasso del mutuo comprensivo della maggiorazione di mora risulta non operabile per difetto di omogeneità dei termini posti a confronto (solo uno dei due parametri include gli interessi di mora).

La verifica dell’usurarietà del tasso convenuto tra le parti – verifica che in ogni caso non può prescindere dalla valutazione dell’incidenza della maggiorazione prevista in caso di ritardato pagamento – deve essere necessariamente operata rapportando il tasso del mutuo (tasso di ammortamento + maggiorazione di mora) al “tasso soglia” opportunamente rettificato onde tener conto della maggiorazione operata dalla banca in caso di ritardato pagamento. Pertanto, tenuto conto che a seguito di una rilevazione statistica operata nel 2002[2] la Banca d’Italia provvide a stimare nella misura del 2,1% la maggiorazione mediamente operata dagli istituti di credito al tasso di interesse ordinario nei casi di ritardato pagamento da parte del cliente, è possibile determinare il “tasso soglia” inclusivo degli interessi di mora sommando all’ordinario “tasso soglia” (oggetto di rilevazione trimestrale operata dalla Banca di Italia) il tasso del 2,1% maggiorato ai sensi della legge 108/1996[3].

La soluzione testé prospettata, oltre a garantire il rispetto del principio di omogeneità nel raffronto tra il tasso complessivo del mutuo e il “tasso soglia” inclusivo della maggiorazione di mora, appare coerente con l’esigenza di non includere nell’ordinario “tasso soglia” gli interessi di mora; esigenza in virtù della quale la Banca di Italia, nelle richiamate istruzioni, ha espressamente escluso dal calcolo del TEG gli interessi moratori in forza delle seguenti considerazioni di natura prettamente tecnica:

1)    l’inclusione degli interessi di mora nella rilevazione del TEG comporterebbe la determinazione di “tassi soglia” (in questo caso comprensivi anche della maggiorazione di mora) non adatti (in quanto sovrastimati) a verificare la eventuale usurarietà di rapporti per i quali non risulti convenuto il tasso di mora;

2)    l’inclusione degli interessi di mora nella rilevazione del TEG comporterebbe la determinazione di “tassi soglia” in cui gli effetti delle maggiorazioni operate dalle banche in caso di ritardato pagamento risulterebbero “diluiti”, atteso che le anzidette maggiorazioni –  riguardando i rapporti che si trovano in una fase “patologica” – attengono ad una ridotta percentuale di rapporti bancari.

 Tanto chiarito – e ritenuto che gli interessi di mora percepiti dalle banche non possono sfuggire alla verifica di legittimità ex legge 108/1996 – sembra doveroso raffrontare il tasso complessivo del mutuo (ottenuto sommando la maggiorazione prevista in caso di ritardato pagamento al tasso convenuto per gli interessi di ammortamento) con il “tasso soglia di mora” (ottenuto rettificando l’ordinario “tasso soglia” in virtù della maggiorazione media operata dalle banche in caso di ritardato pagamento da parte dei clienti). A tali fini, sembra auspicabile l’introduzione, da parte della Banca di Italia, di una idonea procedura impiegabile dagli intermediari finanziari per la rilevazione sistematica (e distinta per singole categorie di finanziamento) della maggiorazione dagli stessi operata in caso di ritardato pagamento.

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[1] Per “usurarietà originaria” si intende la pattuizione, tra le parti che stipulano un contratto di finanziamento, di un tasso di interesse eccedente i “tassi soglia” vigenti nel momento della sottoscrizione stessa del contratto. L’ “usura originaria” va distinta – essendo ben più grave – dalla cosiddetta “usura sopravvenuta”, di cui si discorre allorquando un tasso legittimamente convenuto all’epoca della concessione del finanziamento diviene usuraio per effetto della discesa dei tassi di interesse praticati dagli istituti di credito.

[2] Trattasi di una rilevazione operata su un campione di intermediari finanziari e riferibile, indistintamente, al complesso delle operazioni dagli stessi eseguiti.

[3] Sul punto va rammentato che il criterio di determinazione dei saggi “soglia” è stato riformato mediante il decreto legge n.70 del 13 maggio 2011. Sino all’entrata in vigore della richiamata norma, il tasso soglia era determinato maggiorando del 50% il tasso medio rilevato dalla Banca d’Italia. A decorrere dal 2011, di contro, il tasso soglia viene determinato maggiorando il tasso medio del 25% ed aggiungendo 4 punti percentuali. Il tasso soglia così ottenuto non può in ogni caso – secondo quanto previsto dallo stesso decreto n.70/2011 – superare il tasso medio di oltre 8 punti percentuali.

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