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TAEG e tasso soglia nei "mutui usurai"

Secondo il Tribunale di Udine il TAEG va determinato simulando lo scenario più sfavorevole al mutuatario e poi raffrontato con il tasso soglia (non maggiorato di alcunchè).

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TRIBUNALE DI UDINE

SENTENZA DEL 26 SETTEMBRE 2014

 

Con sentenza del 26.09.2014, il Tribunale di Udine si sofferma sui cosiddetti “mutui usurai” statuendo importanti principi.

In primo luogo, il magistrato ritiene indubitabile che anche gli interessi di mora, ai sensi dell’art.644 c.p., siano soggetti al vaglio di legittimità della normativa sull’usura, precisando, inoltre, che alcuna sommatoria può operarsi tra il tasso disciplinante gli interessi corrispettivi ed il tasso di mora.

Peraltro, il magistrato chiarisce che quello indicato in contratto è un “tasso semplice” la cui misura non è idonea a valutare il rispetto della normativa antiusura. Per verificare se la pattuizione sia illecita, occorrerà determinare il TAEG simulando lo scenario più sfavorevole al mutuatario: detto TAEG andrà poi raffrontato con il tasso soglia, tasso –quest’ultimo – che non andrà maggiorato di alcunché (“né si vede come possa prevedersi una specifica soglia media per gli interessi di mora senza porsi in contrasto con il dettato normativo, che dispone fissarsi un’unica soglia media delle remunerazioni a qualunque titolo convenute, e dunque valutando assieme tutti gli interessi richiesti, sia corrispettivi sia compensativi sia moratori”). Secondo il Tribunale, difatti, tenuto conto che il tasso soglia si determina maggiorando corposamente il TEG medio, detta maggiorazione è già di per sé idonea a remunerare la banca dal rischio di insolvenza. Onde sostenere la propria tesi, il giudice asserisce che i rapporti con andamento fisiologico dovrebbero, tendenzialmente, prevedere un tasso di interesse prossimo a quello medio: la banca che richiedesse un tasso superiore a quello medio si starebbe tutelando dal verificarsi di situazioni patologiche. Pertanto, alcuna ulteriore maggiorazione del tasso soglia può essere ammessa.

Infine, il giudice, chiarisce che “se il tasso di mora non ha un rilievo in sé, ma va valutato nell’ambito del tasso effettivo globale annuo pattuito assieme ad ogni altro costo, spesa, remunerazione, ecc., è evidente che, constatato il superamento della soglia di usura da parte del TEG, l’art.1815 secondo comma c.c. va applicato in tutta la sua forza anche se il semplice tasso di interessi corrispettivi di per sé non supera la soglia in esame”. Pertanto, l’eventuale usurarietà del TAEG determinato ipotizzando lo scenario peggiore per il mutuatario involge, inevitabilmente, anche la clausola degli interessi corrispettivi.

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STUDIO VECCHI

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