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Usura bancaria nei contratti di mutuo

Con sentenza n.1539 del 20.09.2016, il dr. Rabuano del Tribunale di Napoli Nord è tornato su alcune importanti questioni in tema di usura bancaria nei contratti di mutuo.

Scarica la sentenza e leggi la nota di commento del dr. Vecchi  

 

La prima si incentra sull’applicabilità dell’art.1815 c.c., comma 2, secondo il quale “se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. Secondo il Tribunale, il cliente bancario, per ottenere la trasformazione del mutuo da oneroso in gratuito deve provare la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di usura (art.644 c.p.) dimostrando che la banca era a conoscenza che il contratto contemplasse condizioni usuraie.

La seconda questione riguarda la cosiddetta “sommatoria”, considerata legittima dal Magistrato, del tasso corrispettivo e di mora di un contratto di mutuo ai fini della verifica dell’usurarietà del rapporto. L’adesione alla tesi della “sommatoria” è motivata dal Tribunale da un lato richiamando la relazione di presentazione del D.L. 394/00, convertito nella L. 24/01, ove è chiarito che la legge n.108/1996 si applica anche agli interessi di mora, dall’altro sostenendo che l’art.644 c.p., nel disciplinare i costi rilevanti per il calcolo del TEG, non ha inteso riferirsi unicamente a voci di costo omogenee.

Entrambe le tesi non appaiono condivisibili. Anzitutto, l’art.1815 c.c., prevedendo che “se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”, esprime un diretto rimando all’art.644 c.p., 3° comma, secondo il quale “la legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari”. Inoltre, la tesi del Tribunale aversano comporterebbe un vuoto normativo: se l’applicazione dell’art.1815 c.c. dipendesse dalla volontà del mutuante di praticare usura, nessun rimedio normativo tutelerebbe il mutuatario di un contratto stipulato a tassi “oltre soglia” per semplice imperizia.

A ciò aggiungasi che è sostanzialmente impossibile provare la mala fede della banca (invero generalmente inesistente).

Neppure la tesi della “sommatoria dei tassi” appare condivisibile, trattandosi di differenti tipologie di interessi con diverse modalità di computo: gli interessi corrispettivi si calcolano sul capitale residuo e sino alla data di scadenza della rata; gli interessi di mora si calcolano sul debito scaduto (generalmente comprensivo di interessi corrispettivi) a decorrere dalla scadenza di ciascuna rata impagata.

In ultimo, il magistrato ha stabilito che non è possibile utilizzare i tassi soglia pubblicati nei Decreti ministeriali (Dm) in quanto non comprensivi degli interessi moratori; l'unica soluzione è quella di accertare l'applicazione di un tasso sproporzionato con approfittamento dello stato di difficoltà economica o finanziaria del cliente (usura in concreto).

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