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Usura e interessi di mora. Ordinanza del Tribunale di Brescia del 16.01.2014

La pronuncia del Tribunale di Brescia rinvigorisce il dibattito sulla relazione esistente tra interessi convenzionali e interessi di mora ai fini delle verifiche antiusura.

 

Scarica la sentenza e leggi la nota di commento del dr. Vecchi

TRIBUNALE DI BRESCIA – SEZ. CENTRALE CIVILE

ORDINANZA EX ART.669-TERDECIES C.P.C. DEL 16 GENNAIO 2014

 

Il Tribunale di Brescia, con l’ordinanza ex art.669 terdecies c.p.c. del 16 gennaio 2014, ha affermato che “in materia di usura, le particolari caratteristiche degli interessi di mora (che non sono dovuti al momento della erogazione del credito, ma solo in seguito all'eventuale inadempimento del cliente utilizzatore) giustificano la maggiore onerosità di questi ultimi (volti a compensare il soggetto finanziatore per il predetto inadempimento) e l'esclusione degli stessi dal conteggio del TEG.”

Il Tribunale lombardo - chiamato a pronunciarsi sulla presunta pattuizione di interessi usurai nell’ambito di un contratto di leasing - giunge ad escludere il concreto superamento del tasso soglia in quanto il ricorrente, al fine di sostenere la propria tesi, ha provveduto ad indicare, quale tasso pattuito, quello determinato sommando il tasso convenzionale con il tasso di mora.

L’interesse moratorio, secondo il collegio di Brescia, ha funzioni e natura sostanzialmente diverse rispetto all’interesse corrispettivo, rappresentando la sanzione per l’”eventuale” inadempimento del debitore ed essendo generalmente dovuto in misura più onerosa rispetto all’interesse corrispettivo (dovendo compensare il creditore per il danno riveniente dall’inadempimento del mutuatario). Da ciò, secondo il Tribunale, discenderebbe la necessità di non includere il tasso di mora nel calcolo del TEG.

La pronuncia in esame va inquadrata nel dibattito, dottrinale e giudiziario, sulla relazione esistente tra interessi convenzionali e interessi moratori; dibattito che – pur risalente nel tempo – ha trovato nuovo vigore a seguito della pubblicazione (e pubblicizzazione) della sentenza n.350 resa dalla Corte di Cassazione il 9 gennaio 2013.

Invero, a parere di chi scrive, i magistrati bresciani, pur partendo da assunti certamente corretti – e quindi condivisibili – giungono a conclusioni che, forse per un eccesso di sintesi, appaiono poco chiare.

Non vi è dubbio alcuno che – come sostiene il Tribunale di Brescia – la natura degli interessi moratori è del tutto differente – sia dal punto di vista giuridico sia sotto il profilo economico – da quella degli interessi convenzionali: i primi hanno una funzione risarcitoria e sanzionatoria, i secondi una funzione remunerativa.

Parimenti corretta è la conseguenza che i magistrati lombardi fanno discendere da questa differenziazione: ai fini del calcolo del TEG gli interessi moratori non possono sommarsi a quelli convenzionali. Questa conclusione, invero, ha solide fondamenta anche di tipo tecnico, atteso che gli interessi di mora e quelli convenzionali non vengono mai liquidati sul medesimo capitale per un medesimo arco temporale. 

Tanto chiarito – e condiviso sin qui il ragionamento del Tribunale di Brescia – non si comprende in che termini il collegio, secondo il quale “le particolari caratteristiche degli interessi di mora (che non sono dovuti al momento della erogazione del credito, ma solo in seguito all'eventuale inadempimento del cliente utilizzatore) giustificano …………………  l'esclusione degli stessi dal conteggio del TEG”,  ritenga, in generale, doversi verificare la legittimità degli interessi moratori.

Che il saggio di mora possa essere liberamente convenuto dalle parti (in pratica dal contraente forte) e che in ragione della sua peculiare natura, e della corresponsione solo eventuale degli interessi moratori, non debba superare il vaglio di legittimità, ex legge n.108/1996, appare – allo scrivente – poco comprensibile, contra legem e, di certo, contrario ai principi statuiti dai giudici ermellini.

L’art.1 della legge n.108 del 7 marzo 1996, nel riscrivere l’art.644 c.p., ha statuito che “per la determinazione del tasso d’interesse usuraio si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito”. 

La Corte di Cassazione, inoltre, con la sentenza n.350/2013, ha chiarito che “ai fini dell’applicazione dell’art. 644 del codice penale e dell’art. 1815, secondo comma, del codice civile, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori”. La Suprema Corte, nel proprio percorso argomentativo, fa espresso richiamo sia alla sentenza della Corte Costituzionale n.29/2002 – secondo la quale “il riferimento, contenuto nell’art. 1, comma 1, del decreto-legge n. 394 del 2000, agli interessi a qualunque titolo convenuti rende plausibile - senza necessità di specifica motivazione - l’assunto secondo cui il tasso soglia riguarderebbe anche gli interessi moratori” – sia alla sentenza n.5324/2003 emessa dalla stessa Corte di Cassazione; pronuncia in cui viene chiarito che “il tasso - soglia di cui alla citata legge n. 108-1996 riguarda anche gli interessi moratori”.

Neanche la evidente disomogeneità tra il tasso soglia – che non include gli interessi di mora – e il TEG determinato tenendo conto degli interessi moratori in concreto convenuti e (eventualmente) liquidati può rappresentare un valido motivo per astenersi dal vaglio di legittimità del saggio di mora, rappresentando, la prefata disomogeneità, unicamente un limite da superare ma di certo non un esimente per il mutuante.

L’unica soluzione giuridicamente coerente sembra, allora, quella di mantenere funzionalmente distinta la clausola degli interessi convenzionali dalla clausola degli interessi moratori, procedendo a verifiche separate. In tal senso, appaiono certamente corrette alcune pronunce sia dei tribunali di merito sia dell’Arbitro Bancario e Finanziario, pronunce in cui, oltre ad affermarsi la non cumulabilità – ai fini delle verifiche ex legge n.108/1996 – del tasso convenzionale con il saggio di mora, si statuisce che l’eventuale usurarietà del tasso di mora rappresenta un vizio che involge la sola clausola che disciplina gli interessi moratori e non anche, quindi, la clausola degli interessi convenzionali (Tribunale di Milano, ordinanza del 28.01.2014; Tribunale di Napoli, ordinanza del 28.01.2014; Tribunale di Trani, ordinanza del 25.01.2014; Tribunale di Venezia, ordinanza del 26.02.2014; Arbitro Bancario Finanziario - Collegio di Napoli – decisioni del 20 e 26 novembre 2013). 

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