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Usura nei contratti bancari: clausola di salvaguardia e CMS

Con sentenza n.12965 del 2016, la sezione prima della Corte di Cassazione ha stabilito due importanti principi in tema di contratti bancari.

Scarica la sentenza e leggi la nota di commento del dr. Vecchi

 

 

In primo luogo, il Supremo Collegio ha stabilito che non assume rilevanza la "clausola di salvaguardia" eventualmente indicata in contratto e volta a ricondurre il tasso di interesse praticato dalla banca entro le soglie di usura mediante “l’astratta affermazione del diritto alla restituzione del supero in capo al correntista”. Sul punto occorre chiarire che quella censurata dalla Corte rappresenta una formulazione del tutto inusuale della “clausola di salvaguardia”, atteso che sovente i contratti di finanziamento si limitano a stabilire che il tasso praticato non potrà mai eccedere il tasso soglia (a differenza della clausola censurata dalla Suprema Corte che contempla il diritto al restituzione degli interesse usurai comunque percepiti dalla banca). Il principio stabilito dalla Cassazione, quindi, non consente di comprendere se i giudici ermellini considerino legittime ovvero nulle le più comuni clausole di salvaguardia.

 

In secondo luogo, la Corte – chiamata ad esprimersi sull’annosa questione della formula da impiegare ai fini del calcolo del TEG del rapporto – ha stabilito il principio in virtù del quale – per garantire il confronto tra dati omogenei – occorre impiegare, per il calcolo del TEG, la medesima metodologia di computo impiegata per la determinazione del TEGM. Conseguentemente, la Corte ha chiarito che per i rapporti antecedenti al 2010 non è possibile includere – nel calcolo del TEG – le commissioni di massimo scoperto, non ricomprese nel calcolo del TEGM sino al 2009.

 
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