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Usurarietà dei tassi di mora e legittimità dell'Euribor

Il Tribunale di Torino si esprime sull'usurarietà dei tassi di mora e sulla legittimità dell'utilizzo dell'Euribor per la determinazione del tasso nei contratti di mutuo.

Scarica la sentenza e leggi la nota di commento del dr. Vecchi

Con sentenza del 27.04.2016 il Tribunale di Torino (Giudice Astuni), chiamato a decidere su molteplici doglianze espresse dalla parte che aveva sottoscritto un rapporto di mutuo, si è espresso in primo luogo sull'eccezione riguardante la presunta usurarietà del tasso di mora.

Il Giudice, pur confermando che gli interessi di mora sono, al pari degli interessi corrispettivi, soggetti al vaglio di legittimità ai sensi della normativa sull'usura, ritiene che essi - in quanto oneri solo potenziali - non assumono concreta rilevanza ai fini del calcolo del TEG del rapporto laddove non siano stati concretamente applicati.

Per quanto concerne, invece, il "tasso soglia" da adottare onde verificare la legittimità degli interessi di mora, "deve considerarsi esclusivamente il TEGM pubblicato nei D.M. pro tempore vigenti, incrementato degli ordinari coefficienti, senza fare luogo ad alcuna maggiorazione. Ciò ancorché un’indagine statistica a fini conoscitivi, condotta dalla Banca d’Italia e dall’Ufficio Italiano Cambi, nel lontano 2002, abbia “rilevato che, con riferimento al complesso delle operazioni facenti capo al campione di intermediari considerato, la maggiorazione stabilita contrattualmente per i casi di ritardato pagamento è mediamente pari a 2,1 punti percentuali” (come tuttora si legge nei D.M. trimestrali).

Osta all’incremento del TEGM in ragione del 2,1% un’evidente incompatibilità con i fondamenti della legge n. 108. “Il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari” (art. 644 co. 3 c.p.) è evidentemente unico, e per essere unico non può che essere globale (art. 644 co. 4). O il costo (interesse commissione spesa) è inerente alla concessione di credito – e allora rientra nel TEG – oppure ne è estraneo”.

Sul punto il magistrato ha altresì chiarito che l’eventuale esclusione – in sede di rilevazione del TEGM – di determinati oneri, esclusione stabilita dalla Banca d’Italia, risponde unicamente all’esigenza di non inquinare la rilevazione statistica con l’inclusione di oneri che non attengono alla fisiologia dei rapporti creditizi: “nondimeno tutte queste operazioni sono – e lo ribadisce la stessa Banca d’Italia – soggette all’applicazione della legge n. 108. Quindi dovranno essere scrutinate, ai fini della verifica di legalità, utilizzando un TEGM che è stato formato dichiaratamente ignorandole”.

Secondo il giudice, “le Istruzioni della Banca d’Italia non entrano in conflitto con la norma primaria, perché le loro funzioni sono diverse, rispettivamente di rilevazione statistica del TEGM nel primo caso e determinazione del TEG nel secondo. Ma se conflitto vi fosse, la sua risoluzione non potrebbe che consistere nella disapplicazione della fonte secondaria, atteso che la legge non autorizza la Banca d’Italia o il Ministro a determinare con effetti vincolanti l’aggregato di costi rilevante ai fini del TEG”.

Il magistrato, inoltre, afferma che la parametrizzazione all’Euribor del tasso di interesse non viola l’art.2 della legge n.287/1990 – recante “norme per la tutela della concorrenza e del mercato” – che vieta, tra l’altro, “le intese tra imprese che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all'interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, anche attraverso attività consistenti nel: a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d'acquisto o di vendita ovvero altre condizioni contrattuali”.

Il giudice, infine, ritiene che neanche l’accertata manipolazione del parametro in discorso assume rilevanza laddove la banca mutuante non faccia parte degli istituti che partecipano alla determinazione del tasso Euribor.

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