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Usurarietà del tasso di mora e gratuità del mutuo

Con sentenza del 5 luglio 2016, il Tribunale di Pesaro ha sancito la gratuità di rapporti di mutuo per i quali è stata accertata l'usurarietà del solo tasso di mora.

Scarica la sentenza e leggi la nota di commento del dr. Vecchi 

Con sentenza dello scorso 5 luglio, il Tribunale di Pesaro - chiamato a pronunciarsi sulla legittimità di due rapporti di mutuo fondiario - ne ha accertato l'usurarietà originaria (di entrambi) e ciò in quanto la somma tra il tasso di natura corrispettiva ed il saggio di mora eccedeva il "tasso soglia" vigente all'epoca della sottoscrizione dei relativi contratti.

Il magistrato, pur chiarendo che - in termini generali - il tasso di mora non possa essere sommato a quello corrispettivo, ha affermato che occorre derogare a detto principio laddove il contratto espressamente preveda che gli interessi di mora siano dovuti anche sugli interessi corrispettivi impagati. Pertanto, tenuto conto che "dai contratti stipulati emerge chiaramente che il tasso di mora si andava a sommare agli interessi corrispettivi in caso di inadempimento (vedere l'articolo 5 del contratto)", i due tassi vanno tra di essi sommati, determinando l'usurarietà del contratto.

Peraltro il giudice ha ulteriormente chiarito che "le argomentazioni della convenuta, fatte proprie anche dal CTU, circa la diversa natura degli interessi corrispettivi e di quelli moratori avrebbero un senso se nel contratto non fosse previsto, nel caso di inadempimento, la sommatoria dei due tassi".

Acclarata l'usurarietà del rapporto - vizio discendente dall'incidenza degli interessi di ritardato pagamento sull'onerosità dello stesso - il Tribunale ha ritenuto doversi applicare il precetto sancito dall'art.1815 c.c., trasformando il rapporto da oneroso in gratuito. Secondo il giudice, dunque, l'usurarietà del  tasso di mora travolgerebbe anche gli interessi corrispettivi, che diverrebbero parimenti illegittimi.

Secondo il magistrato, "la disposizione di cui all'art.1815, comma 2, cc è chiara ed ha certamente natura sanzionatoria, per cui va applicata come conseguenza del superamento, per qualsiasi causa o motivo, del tasso di soglia legale, a prescindere dalla liceità del tasso degli interessi corrispettivi promessi".

Contrariamente a quanto argomentato dal Tribunale di Pesaro, la "tesi della sommatoria" non ha radici solide, atteso che l'assoggettamento degli interessi corrispettivi al maturare degli interessi di mora (in ipotesi, ovviamente, di inadempimento) non può giustificare - sic et simpliciter - il cumulo dei due differenti tassi, trattandosi di tipologie di interesse che hanno una natura - contabile ancor prima che giuridica - profondamente differente.   

Di contro, squisitamente giuridica appare la questione concernente la portata applicativa dell'art.1815 c.c., non essendo semplice stabilire se anche gli interessi di ammortamento divengano illegittimi in ipotesi di usurarietà del solo tasso di mora.

Sebbene sul punto la giurisprudenza appaia, comprensibilmente, ancora oggi divisa, il riconoscimento della natura indubbiamente sanzionatoria della norma può sicuramente indurre a ritenere non dovuti neppure gli interessi corrispettivi, e ciò anche in ragione del fatto che questi ultimi - aggiungendosi alla quota da rimborsare alla banca a titolo di capitale - potrebbero essere la principale causa dell'impossibilità del mutuatario di onorare gli impegni finanziari assunti (è noto che unicamente con l’approssimarsi delle ultime rate da rimborsare l’incidenza sulla rata periodica degli interessi di ammortamento diviene marginale) e, quindi, rappresentare il "ponte" che consente al mutuante di pretendere interessi usurai.

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